Βιβλια ιστορικά περι ελλαδας και ιταλιας 3   Leave a comment

Προφασισμός, εκφασισμός, ψευδοφασισμός.                                         Ελλάδα, Ιταλία και Ισπανία στον Μεσοπόλεμο

Συγγραφέας: Δημήτρης Ε. Φιλιππής
ISBN: 978-960-12-1869-4 Διάσταση: 17×24 εκ. (μαλακό εξώφυλλο) Αριθμός σελίδων: 356 Έτος έκδοσης: 2010 Τιμή: 24,00 ευρώ
Το εν λόγω βιβλίο αποτελεί μια «εν θερμώ ανάλυση και ανάγνωση των ελληνο-ιταλικών σχέσεων στον Μεσοπόλεμο από Έλληνες, Ιταλούς και Ισπανούς διπλωμάτες». Η Ισπανία, «παρατηρητής», αρχικά, αυτής της αντιπαράθεσης, θα γίνει στο τέλος ο ρυθμιστής της: «οι ναυμαχίες ανάμεσα στους “πειρατές” του Μεταξά και τους “κουρσάρους” του Φράνκο και του Μουσολίνι, εξαιτίας του λαθρεμπορίου όπλων κατά τον ισπανικό εμφύλιο (1936-39), προανήγγειλαν τον ελληνο-ιταλικό πόλεμο που ξέσπασε λίγο αργότερα»…
Ελάχιστη «φιλοδοξία» της παρούσας έκδοσης είναι φανεί χρήσιμη στους ιστορικούς και τους φιλίστορες ως «μία ακόμα ενδιαφέρουσα ερμηνεία της διαλεκτικής του ιστορικού χρόνου, που αναδεικνύει, αφενός, τις αλληλοσυγκρουόμενες επιρροές και τα αδιέξοδα των πρωταγωνιστών, προσδιορίζοντας, αφετέρου, τα ασφυκτικά περιθώρια μέσα στα οποία πάρθηκαν κάποιες, αναπόφευκτες και καθοριστικές, πολιτικές επιλογές…»
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Ο Δημήτρης Ε. Φιλιππής είναι διδάκτορας Ιστορίας του Τμήματος Πολιτικής Επιστήμης και Ιστορίας του Παντείου Πανεπιστημίου και μέλος του Κέντρου Έρευνας Νεότερης Ιστορίας του ιδίου ιδρύματος. Από το 2004 διδάσκει Ισπανική Ιστορία και Πολιτισμό στο Ελληνικό Ανοικτό Πανεπιστήμιο, ενώ σχετικές μελέτες του έχουν δημοσιευθεί σε ελληνικά και ξένα ακαδημαϊκά περιοδικά. Στο πρόσφατο συγγραφικό του έργο συγκαταλέγονται και τα: Δημ. Ε. Φιλιππής (επιμ.), 1936: Ελλάδα και Ισπανία, Βιβλιόραμα-Πάντειο Πανεπιστήμιο – Ινστιτούτο Θερβάντες, Αθήνα 2007, Dimitris Filippís, Historia y Literatura: La Guerra Civil Española en Grecia,  Universidad de Minnesota-Ediciones del Orto, Μαδρίτη 2008, Dimitris Filippís, Recuperación Documental: La Herencia Histórica Española en Grecia 1931-1939, δύο τόμοι, ηλεκτρονική έκδοση και βιβλίο, Μαδρίτη 2009/2010.

de giornale EUREKA

Atene: dalla italofobia alla italofilia
La fotografia riprodotta sulla copertina del libro è stata scattata nel 1925 a “Kallimarmaro”: uno scomposto gruppo di orgogliosi fascisti italiani residenti in Grecia.

In quegli anni, noi consideravamo Atene una en-tità geopolitica di poca importanza, e i greci marionette. «La vendetta sanguinaria del megalomane cretese è compiuta a sangue freddo. E così con il catastrofico fardello Venizelos ha pagato, secondo suo costume, a spese dei suoi avversari, le proprie aberrazioni». Non è importante riferire l’episodio in questione.
Interessante invece rilevare che il testo citato è un brano di una nota diplomatica redatta dall’Ambasciata d’Italia e indirizzata a
Mussolini. E sempre in una nota diplomatica del 1922 si definisce Elefterios Venizelos lo «pseudo grande statista cretese», il quale «agli
occhi dell’opinione pubblica rientra, con un solenne fiasco, in quella vita politica che sino ad ora aveva bugiardamente deprecato».
È certo, infatti, che la Grecia – a partire dall’occupazione italiana delle isole del Dodecanneso, unico esempio di colonialismo sul suolo europeo
– fino alla dichiarazione di guerra del 28 ottobre del 1940 ha subito da parte del regime mussoliniano pesanti umiliazioni: occupazione territoriale,
continue provocazioni sul confine albanese, ingerenze diplomatiche, affondamento di una nave, ed altro ancora. Pochi, pensiamo, sono
gli italiani che sanno che nel settembre del 1923, Corfù venne occupata dalle truppe italiane. Dei rapporti tra Italia e Grecia, tra il 1900 e il 1940, si parla in questo saggio di Dimitris Filippis. e per fornire una maggiore obiettività storica, Filipis si avvale anche degli archivi diplomatici spagnoli, i quali non vedevano con favore il tentativo fascista di influenzare la comunità ebrea sefardita di Salonicco. «Prima dell’uscita di questo libro – scrive nel prologo il Professor Prokopis Papastratis – non esisteva una analisi dei rapporti tra i due Stati».

Dimitris Filipis si è laureato all’Università di Perugia in Lingua e Letteratura spagnola. Attualmente è docente di Storia e
Civiltà Spagnola presso l’Università Aperta di Grecia e collabora con il Centro di Storia Contemporanea dell’Università “Pantion”. «Fino ad oggi – spiega Filipis – i primi cinquanta anni del secolo scorso non erano studiati.
E un periodo che a me interessa molto, soprattutto se si allarga la ricerca anche alla Spagna, l’altro Paese fascista che guardava con attenzione lo sviluppo delle relazioni ellino-italiane». E infatti, sfogliando il libro – che è sostenuto da una bibliografia di un peso notevole – si viene a scoprire che il dittatore Joannis Metaxas, colui che pronunciò il famoso «oxi», era nazionalista come Mussolini, imitava la sua politica autoritaria, applicava sua la coreografia del consenso, ma era profondamente “antifascista”. Metaxas non si fidava di Mussolini, il duce disprezzava Metaxas. Il regime ellenico era profondamente “nazionalista” ed irredentista ed accarezzava il progetto della “Grande Grecia” (cioè la restituzione
del Dodecanneso e l’annessione di Cipro). Uno dei nodi più intricati nei rapporti dei due Paesi era l’occupazione italiana di Rodi e delle isole egee. Mussolini, fin da subito, fece capire ad Atene che su questo argomento non aveva intenzione di sedersi al tavolo delle trattative.
E il dittatore fu così convincente che la classe politica accettò la «deellenizzazione», secondo una nota diplomatica spagnola, di quei
territori. Ma il libro è anche un utile strumento per conoscere un brano di storia della comunità italiana, la quale, seguendo le direttive romane,
doveva costituire una spina nel fianco per il Paese che li ospitava, il quale, tra l’altro, vedeva con malo occhio anche le gerarchie cattoliche locali
definite «i monaci spie dell’italofascismo». Il regime fascista aveva infatti investito molto sulla scuola e sulla associazioni italiche quali mezzi di penetrazione e di influenza. A Corfù, negli anni trenta, erano presenti: il “Circolo fascista italiano”, a Zacinto la commerazione di Ugo Foscolo diventa un “caso politico”. «Gli italiani hanno voluto fare una dimostrazione dell’Italia fascista. Foscolo non era altro che una scusa», scriveva un settimanale dell’epoca (1927). La preoccupazione maggiore delle autorità elleniche erano le scuole italiane di Patrasso, di Atene e di Salonicco. Nella prima insegnavano 30 professori.

Nella capitale, a cavallo degli anni Trenta, vivevano circa 4500 italiani: un massa, secondo le autorità elleniche pronta per «la propaganda fascista “mobile” e “fissa”». Buona parte di loro (circa 3000)
risultavano iscritti a circoli fascisti, distribuiti tra la “Società italiana di provvidenza e beneficienza”, il “Fascio italiano di Atene” (il presidente
del Direttorio era Morte F. Serpieri), e il “Gruppo avanguardisti e Balilla”. Negli stessi anni, ad Atene erano presenti quattro scuole miste, e due licei. Insegnavano 37 professori. Diversa è la situazione a Salonicco, dove Mussolini tentò di infiltrarsi – usando il «sistema di vigile attesa»,
stando alle istruzioni ministeriali – nei glangli produttivi della città usando la comunità israelita. Per questo, il governo di Roma finanziò
scuole e circoli che facevano riferimento agli ebrei italiani: l’ospedale italiano, la società di beneficenza e la società di solidarietà. Da qui
rapporti allarmanti: «Il locale Consolato calcola come italiani gli israeliti e quasi tutti gli scolari delle scuole italiane sono ebrei». A Salonicco
negli anni Trenta, erano in funzione: due scuole, un asilo montessoriano, un liceo misto e una scuola professionale.

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Posted 19/04/2010 by manoska in Uncategorized

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